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Sulla via che porta all'Europa sarà
fondamentale il 'Vol. 2' del Giuntini Project, sia per il valore intrinseco
del materiale, che per la caparbietà dimostrata dal titolare
del progetto, il chitarrista Aldo Giuntini, che grazie ad innumerevoli
sforzi (anche economici, presumo) è riuscito ad accaparrarsi
Tony Martin alle vocals, l'uomo che nella seconda metà degli
eighties ha ridato fiato ai maestri Black Sabbath. Giuntini in questi
giorni sta ultimando il lungo lavoro, e Psycho! non si è fatto
sfuggire l'occasione di uno studio report, in esclusiva, per fare il
punto della situazione. Ho tra le mani il monitor mix di quattro pezzi,
con il quale Aldo andrà a bussare alle porte delle varie etichette,
e vi posso garantire che questa collaborazione anglo?italiana ha ottenuto
dei risultati che saranno il fiore all'occhiello per ogni fans del true?metal
del nostro paese, con un Giuntini che si è dimostrato valido
contraltare della grande voce di Tony. Ma veniamo più dettagliatamente
al prodotto, raccontato dalle sue stesse parole.
"Sacrifice" apre l'advance-tape con
una carica veramente esplosiva, non trovi che ci siano spunti alla Riot
prima maniera?
"Sinceramente non conosco molto bene i Riot, posso solo dire
che questo sarà il brano d'apertura dell'album. Proprio per questo
volevo qualcosa dall'impatto molto forte, devastante oserei dire, quindi
ho composto un brano con un riff molto solido e basato essenzialmente
sulla ritmica".
Anche la successiva "Dead Ringer"
ha una coreografia di chitarra motto asciutta, fisica, senza manie iper?tecnicistiche
tramontate a fine anni '80. Devo dire che questo è un pregio,
perché hai capito come va suonato il metal classico in chiave
moderna.
"Se ci pensi bene, l'heavy metal è nato per essere uno stile
molto diretto e fisico, quindi penso che questo sia un processo naturale
per chi professa tale credo. Tutto il resto, mi riferisco alle stesure
iper-tecniche o neo?classicheggianti, è venuto dopo. Se tu mi
dici che canzoni come "Sacrifice" o "Dead Ringer"
suonano moderne, significa che il pubblico sente l'esigenza di tornare
alla origini del rock per riscoprirne l'essenzialità. Io, come
musicista, sono cresciuto proprio nel momento di maggiore notorietà
degli axe heroes, ma non mi sono mai piaciuti particolarmente quelli
da cento note al secondo. Ho sempre apprezzato invece il feeling di
un chitarrista; gli assoli devono essere brevi e ficcanti, ed e quello
che ho cercato di fare in questo secondo album, che come hai detto tu
e classicamente moderno. E' vero, sono un musicista che si e svezzato
negli anni '80, un periodo musicale che amo ancora, ma ne so riconoscere
i limiti, che erano soprattutto a livello di produzione, spesso piú
importante delle stesse canzoni. Guarda cosa e successo ai Loudness,
una band che ritengo fondamentale, con un genio come Akira Takasaki
alla chitarra ed oggi del tutto dimenticati".
Il nastro rivela anche l'influenza sabbathiana
che Tony ha conferito; vedi "Letters From The Dead" e specialmente
"Saved By Love", che sembra uscita dalle sessions di "Headless
Cross".
È vero, "Saved By Love" è giocata su un tempo
cadenzato che ricorda i Sabbath. Ma devi sapere che la canzone e vecchia
di qualche anno, ed era in origine interpretata dal vecchio cantante
del Giuntini Project, Chartes Bowyer (così come motti pezzi che
finiranno sull'album, nda), quindi, come vedi, Tony non è stato
così fondamentale in questa canzone. Vedi, è anche giusto
ricordare che "Vol. 2" è uno sforzo che si è
protratto per quattro anni, e che quindi ha diversi stili, diversi stati
d'animo. Il lavoro attualmente è composto di quindici brani,
di cui due strumentali, e le canzoni passano da tempi serrati a tempi
medi, sino alle ballads. Bisogna pur sempre ricordare che "Vol.
2" è un lavoro solista di un chitarrista; quindi, nel corso
di quattro anni, posso aver subito dei cambiamenti, sia per quel che
riguarda il feeling che la tecnica. Il prodotto finito risulterà
ad ogni modo molto compatto, con uno stile perentorio ed un tocco che
unira sotto il nome del classic-metal tutte le composizioni.
E parlando di classic metal, arrivi al momento
giusto, visto che finalmente in Italia opera una grande band come i
Rhapsody, netta speranza che i gruppi si possano moltiplicare e creare
una vera e propria italian invasion, alla faccia di Sanremo che in questi
giorni imperversa in tv...
"Purtroppo, non ho avuto molte occasioni di ascoltare quello che
esce in Italia. Sono rimasto a qualche tempo fa e, visto quello che
allora si produceva ed il dilettantismo imperante, ho preferito un cantante
straniero per lanciarmi a livello europeo. A proposito di Sanremo, proprio
l'altra sera ho visto la diretta televisiva per ammirare Page e Plant.
Purtroppo Jimmy ormai e talmente fatto di alcool e droga da non riuscire
più a suonare. Pensa che Kit Woolven, produttore insieme a Dario
Mollo dei miei due album, mi ha riferito che tempo fa Page, uscendo
dallo studio di registrazione, ha cercato di aprire un'automobile che
non era la sua; nota che, anche se identiche come modello, una era bianca
e la sua nera!"
(Zampolini, April 1998)
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