GIUNTINI PROJECT II
Band
Aldo Giuntini: Guitars
Tony Martin: Vocals
Fulvio Gaslini: Bass
Ezio Secomandi: Drums
Dario Patti: Keyboards
Tracks
1 Gold Digger
2 Not Connected
3 Que Es La Vida
4 Early Warning
5 Fool Paradise
6 Tutmosis IV – Tarantula (Instrumental)
7 Anno Mundi (The Vision)
8 Disfunctional Kid
9 Mourning Star
10 Trouble Just Keeps Coming
11 The Closest Thing To Heaven
12 Memories In The Sand (Instrumental)
13 Tarot Warrior
Produced by Dario Mollo
Press
PSYCHO!
Come affermato parecchie volte da altri miei colleghi, il metal made in Italy sembra finalmente aver preso il volo, o perlorneno può oggi essere accostato alle produzioni straniere, senza patire particolari vergogne.
Sulla via che porta all’Europa sarà fondamentale il ‘Vol. 2′ del Giuntini Project, sia per il valore intrinseco del materiale, che per la caparbietà dimostrata dal titolare del progetto, il chitarrista Aldo Giuntini, che grazie ad innumerevoli sforzi (anche economici, presumo) è riuscito ad accaparrarsi Tony Martin alle vocals, l’uomo che nella seconda metà degli eighties ha ridato fiato ai maestri Black Sabbath. Giuntini in questi giorni sta ultimando il lungo lavoro, e Psycho! non si è fatto sfuggire l’occasione di uno studio report, in esclusiva, per fare il punto della situazione. Ho tra le mani il monitor mix di quattro pezzi, con il quale Aldo andrà a bussare alle porte delle varie etichette, e vi posso garantire che questa collaborazione anglo?italiana ha ottenuto dei risultati che saranno il fiore all’occhiello per ogni fans del true?metal del nostro paese, con un Giuntini che si è dimostrato valido contraltare della grande voce di Tony. Ma veniamo più dettagliatamente al prodotto, raccontato dalle sue stesse parole.
“Sacrifice” apre l’advance-tape con una carica veramente esplosiva, non trovi che ci siano spunti alla Riot prima maniera?
“Sinceramente non conosco molto bene i Riot, posso solo dire che questo sarà il brano d’apertura dell’album. Proprio per questo volevo qualcosa dall’impatto molto forte, devastante oserei dire, quindi ho composto un brano con un riff molto solido e basato essenzialmente sulla ritmica”.
Anche la successiva “Dead Ringer” ha una coreografia di chitarra motto asciutta, fisica, senza manie iper?tecnicistiche tramontate a fine anni ’80. Devo dire che questo è un pregio, perché hai capito come va suonato il metal classico in chiave moderna.
“Se ci pensi bene, l’heavy metal è nato per essere uno stile molto diretto e fisico, quindi penso che questo sia un processo naturale per chi professa tale credo. Tutto il resto, mi riferisco alle stesure iper-tecniche o neo?classicheggianti, è venuto dopo. Se tu mi dici che canzoni come “Sacrifice” o “Dead Ringer” suonano moderne, significa che il pubblico sente l’esigenza di tornare alla origini del rock per riscoprirne l’essenzialità. Io, come musicista, sono cresciuto proprio nel momento di maggiore notorietà degli axe heroes, ma non mi sono mai piaciuti particolarmente quelli da cento note al secondo. Ho sempre apprezzato invece il feeling di un chitarrista; gli assoli devono essere brevi e ficcanti, ed e quello che ho cercato di fare in questo secondo album, che come hai detto tu e classicamente moderno. E’ vero, sono un musicista che si e svezzato negli anni ’80, un periodo musicale che amo ancora, ma ne so riconoscere i limiti, che erano soprattutto a livello di produzione, spesso piú importante delle stesse canzoni. Guarda cosa e successo ai Loudness, una band che ritengo fondamentale, con un genio come Akira Takasaki alla chitarra ed oggi del tutto dimenticati”.
Il nastro rivela anche l’influenza sabbathiana che Tony ha conferito; vedi “Letters From The Dead” e specialmente “Saved By Love”, che sembra uscita dalle sessions di “Headless Cross”.
È vero, “Saved By Love” è giocata su un tempo cadenzato che ricorda i Sabbath. Ma devi sapere che la canzone e vecchia di qualche anno, ed era in origine interpretata dal vecchio cantante del Giuntini Project, Chartes Bowyer (così come motti pezzi che finiranno sull’album, nda), quindi, come vedi, Tony non è stato così fondamentale in questa canzone. Vedi, è anche giusto ricordare che “Vol. 2” è uno sforzo che si è protratto per quattro anni, e che quindi ha diversi stili, diversi stati d’animo. Il lavoro attualmente è composto di quindici brani, di cui due strumentali, e le canzoni passano da tempi serrati a tempi medi, sino alle ballads. Bisogna pur sempre ricordare che “Vol. 2” è un lavoro solista di un chitarrista; quindi, nel corso di quattro anni, posso aver subito dei cambiamenti, sia per quel che riguarda il feeling che la tecnica. Il prodotto finito risulterà ad ogni modo molto compatto, con uno stile perentorio ed un tocco che unira sotto il nome del classic-metal tutte le composizioni.
E parlando di classic metal, arrivi al momento giusto, visto che finalmente in Italia opera una grande band come i Rhapsody, netta speranza che i gruppi si possano moltiplicare e creare una vera e propria italian invasion, alla faccia di Sanremo che in questi giorni imperversa in tv…
“Purtroppo, non ho avuto molte occasioni di ascoltare quello che esce in Italia. Sono rimasto a qualche tempo fa e, visto quello che allora si produceva ed il dilettantismo imperante, ho preferito un cantante straniero per lanciarmi a livello europeo. A proposito di Sanremo, proprio l’altra sera ho visto la diretta televisiva per ammirare Page e Plant. Purtroppo Jimmy ormai e talmente fatto di alcool e droga da non riuscire più a suonare. Pensa che Kit Woolven, produttore insieme a Dario Mollo dei miei due album, mi ha riferito che tempo fa Page, uscendo dallo studio di registrazione, ha cercato di aprire un’automobile che non era la sua; nota che, anche se identiche come modello, una era bianca e la sua nera!”
(Zampolini, April 1998)
The Story
Beginning his career playing in Italy based progressive rock band Cryin’ Earth, Italian guitarist Aldo Giuntini left in 1984 in order to pursue a solo career. After meeting fellow guitarist and sound engineer Dario Mollo in 1988, Giuntini began working in earnest on an album under the name Giuntini Project. The next two years were spent writing and rehearsing material, during which time he was approached by English producer Kit Woolven, who had been impressed by early demos and produced the album along with Mollo. It was another two years before Charles Bowyer was enlisted into the band as a singer and the band’s first, self-titled album was finally released in 1993.
In 1995, work commenced on a follow-up album, with former Black Sabbath singer Tony Martin taking over vocal duties. Giuntini Project II was released in 1999, again produced by Woolven and Mollo. It was during the recording of this album that Martin and Mollo began work on their own project “The Cage”. Seven years later, Giuntini and Martin reunited to record Giuntini Project III, once again produced by Mollo and released on 28 April 2006. A fourth album, Giuntini Project IV, was released on May 2013.
Giuntini Project III
Seven years later, Aldo is now back with the third chapter of his Project. “My way of writing and producing the songs needs a lot of time”, he says, “One could say I am a perfectionist, but when I have musical ideas for my guitar, I often have the other guys working with their own inputs: Also I need to have Tony Martin to work on the lyrics at the end, so this takes away a lot of time”.
But Aldo can guarantee that: “Project III continues the line of Project II , musically and I’ m sure that who loved my 2nd work will appreciate the 3rd in the same way and more, since the production work is a lot improved”. The sound of Giuntini’s records is a combination of “the warmth and the power of BLACK SABBATH and DIO with the “nervous” and energetic sound of LOUDNESS, the Japanese metal heroes!”, while Giuntini’s guitar playing is mainly influenced by Akira Takasaki, Vivian Campbell, Edward Van Halen, Jake E. Lee, John Norum and, of course Malmsteen.
Handling all vocals once again on “Project III” is none other than Tony Martin, with the help of Ezio Secomandi (on drums), Dario Patti (on keyboards) and Fulvio Gaslini (on bass). “I wanted to have Tony again” explains Aldo, “because he is my favourite voice and I think that the blend of our stiles is just perfect!”.
“I am particularly proud of what I consider my best song ever “Que Es La Vida” and of my most challenging instrumental “Memories In The Sand”. I think this one shows a different side of my guitar playing which I hope the fans will be able to enjoy” – concludes Aldo.



